Zygmunt Bauman, Fiducia e paura nella città, Milano, Mondatori, 2005, trad. it. di N. Cagnone, pp. XV-79, € 10.
In questo libro Bauman concentra la sua analisi sulla paura e "la maniacale ossessione per la sicurezza" (p. 3) che caratterizzano il vivere quotidiano nelle grandi città.
La dissoluzione della solidarietà, che si esprimeva nelle diverse forme di protezione artificiale create dallo stato moderno, determina nel cittadino un senso di abbandono e di inadeguatezza.
"Le ansie accumulate tendono a scaricarsi su questa o quella categoria di ‹alieni›" (p. 23). A tali presunte minacce si risponde con la ricerca e la creazione di spazi separati e protetti, manifestazioni di "mixofobia" [paura di mescolarsi] (p. 29).
Viviamo, però, in un mondo in cui, per effetto dell'attuale organizzazione economica, gli stranieri, sempre più numerosi, vengono a vivere in mezzo a noi. Che fare? Bauman non offre, ovviamente, la soluzione, non esistono risposte facili ed immediate. Ci dice, però, che le "città sono dei laboratori, in cui si scoprono, si sperimentano e s'imparano certi requisiti, che sono indispensabili per risolvere i problemi globali" (pp. 76-77).
E ci pone, anche, di fronte alla prospettiva di imparare "l'arte di vivere con la differenza" (p. 78) e di affrontare il compito di portare la compassione e la sollecitudine, che sono caratteristiche che distinguono la società umana dal branco di animali, sul piano planetario.
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