domenica 22 ottobre 2017

La parola a Tullio De Mauro

31 marzo 2017 – Giornata in ricordo di Tullio De Mauro

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Come previsto dalla Circolare Ministeriale 3 febbraio 2017, n. 1, il 31 marzo 2017 viene ricordato, nel giorno della sua nascita, Tullio De Mauro.

Per iniziativa del MIUR e in collaborazione con Radio3 RAI, venerdì 31 marzo 2017  la sua figura sarà ricordata nelle scuole per ribadire il valore dei suoi insegnamenti. Anche molte Biblioteche aderiscono alla proposta del forum del libro: organizzare iniziative finalizzate a rendere omaggio al prezioso lascito intellettuale di Tullio De Mauro, sedimentato nei libri che ha scritto.

La Fondazione Gramsci Emilia-Romagna aderisce attraverso la diffusione delle sue idee con segnalibri per i tutti i suoi lettori su cui sono riportate alcune delle sue citazioni.

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Nel suo sforzo di connessione tra una teoria della creatività semantica delle lingue, una teoria politica del linguaggio, una teoria della cultura e della società incorporanti una profonda intelligenza della dimensione linguistica della vita culturale e sociale, Gramsci ha oggi e nel prossimo domani molto da insegnare a noi tutti, linguisti, antropologi, sociologi.
Tullio De Mauro, Prefazione a Franco Lo Piparo, Lingua, intellettuali, egemonia in Gramsci, Laterza, Bari 1979, p. xvi.

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È un fatto: anche nella sfera personale ogni volta che si propongono questioni su inciampi e incomprensioni linguistiche, su come davvero siamo riusciti a conoscere una certa parola, e a entrare in una lingua e a farla nostra, emergono e si impongono altri problemi che investono strati profondi della nostra individualità, i rapporti con gli altri, le nostre memorie e speranze, la percezione della nostra identità.
Tullio De Mauro, Parole di giorni lontani, Il Mulino, Bologna 2006, p. 145

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Molti paesi europei hanno costruito il loro stato partendo dalla loro comunanza linguistica reale o a volte solo desiderata e mitizzata. Siamo attaccati alle nostre diverse tradizioni linguistiche come ad elementi costitutivi delle nostre rispettive nazionalità. E tutte, dal più al meno, sono cariche di storia letteraria, artistica, civile. […] Una lingua comune non cancellerà quelle nazionali? La risposta sta nella storia, nel presente e anche, da non dimenticare, nel nostro cervello. Nella storia possiamo ricordare molti casi, ma è tipico e noto quello del latino: l’uso diffuso del latino in tutt’Europa, nei secoli che vanno dal Mille alla prima età moderna non solo non cancellò, ma rafforzò e raffinò l’uso delle differenti lingue nazionali.
“In Europa son già 103. Troppe lingue per una democrazia?” – Sono molte? Sono troppe?
,  intervista a Tullio De Mauro a cura della Comunità Radiotelevisiva italofona, 1 aprile 2015.

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