Mario Lavagetto, Eutanasia della critica, Torino, Einaudi, 2005, pp. 96, € 7.
"Mentre la letteratura primaria vende, attraverso le edicole, molti milioni di copie, la letteratura secondaria è ridotta a uno stato di semiclandestinità. Tutti, sembra, sono interessati a leggere (o acquistare) romanzi, drammi e poesie; nessuno ha il minimo interesse a leggere (figurarsi ad acquistare) libri che parlano di quei romanzi, di quei drammi e di quelle poesie."
Allarmato di fronte a questo fenomeno, il critico Mario Lavagetto si lancia in una vigorosa difesa della critica letteraria che oggi rischia di morire, dopo e forse a causa delle incursioni selvagge tra lo strutturalismo e la psicoanalisi, mentre va salvaguardata e difesa quella critica che è ermeneutica ed interpretazione. Senza di essa il testo resta muto - è illusione che la lettura ingenua sia sufficientemente ricca ed esaustiva.
La critica non è semplice constatazione: deve cercare qualcosa che c'è, che è nel testo e ne determina il funzionamento; la cifra nascosta nel tappeto che nessuna lettura ingenua potrebbe raggiungere.
La critica è una ricerca del tempo perduto, l'ascolto del "rintocco" (Debenedetti); deve tener conto della prima lettura infantile che "avvolge come in una tempesta di fiocchi di neve" (Benjamin); deve saper interrogare quei primi fantasmi, per arrivare a vedere "quel che è sotto gli occhi di tutti e nessuno vede, letteralmente nascosto nelle superfici, tra una frase e l'altra, tra una parola e l'altra."
La critica è morta, viva la critica.
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