“Arte della cortesia e del dialogo”: così ha definito l’insegnamento, in una assemblea, Jerome Bruner, uno dei padri della scuola contemporanea.
Bruner è intervenuto tra altre personalità al 34° convegno nazionale del Cidi, dal 4 al 6 marzo 2005, a Roma.
Noi proponiamo il nostro resoconto, la nostra sottile, parzialissima voce.
Per noi bolognesi, a Roma quando piove è un disastro, senza il riparo dei portici. Ed ha piovuto così tanto, in questi giorni di convegno Cidi, che nell’aula magna rotonda di Lettere dell’università di RomaTre –legno chiaro e luce e linee curve – pareva di essere su di un’arca.
Sarà stata anche l’atmosfera rassicurante, la consapevolezza di essere tra persone che condividono gli stessi principi, che in breve-più e più volte e con parole diverse sono stati ribaditi – si rifanno alla centralità dell’istituzione scuola nella formazione della vita democratica. Un clima di saggezza, dunque, che come dice Domenico Chiesa è la capacità di operare coerentemente nel presente, (“la scuola ti serve ora!”) sfruttando quel che ti offre il sapere.
Così, un’altra metafora che ben si adatta a queste giornate è quella della tenda ad ossigeno: si respira l’aria raffinata di giusti valori, di belle idee, di coerenza e senso del mestiere, contro l’insolenza dell’esterno e anche l’assuefazione della spossata democrazia, come lucidamente ci segnala Gustavo Zagrebelsky-
Si respirano grandi parole: rispetto, democrazia, cittadinanza… .E cultura. Ne parla Tullio De Mauro mettendo l’accento sul suo significato largo di attività più che di prodotto, di insieme unitario. Richiama Leopardi, Gramsci, gli apporti dell’antropologia culturale. Si oppone all’accezione libresca e restrittiva che ha imperato in Italia.
Nell’intervento di Corrado Sinigaglia sul sapere scientifico come avventura rischiosa irrompe una signora .-ricordo il suo ombrellino bluette puntato verso l’alto “hanno liberato Giuliana Sgrena!” Non poteva tenerselo per sé, e la platea si è sciolta in un applauso emozionato. La notizia della sparatoria starà nello sgomento del giorno dopo.
La simultaneità del presente:- ha approfittato subito, lo storico Giovanni De Luna, di questa irruzione, per presentare la categoria storica della “surmodernità” con sue coordinate proprie, tra le quali lo scardinamento del metodo vero/falso ma anche la produzione di nuova conoscenza. Al sabato, un’altra bella carrellata di “padri della scuola”: Benedetto Vertecchi mette in guardia dal puro approccio affettivo emozionale che non produca riassestamento cognitivo; il rischio è che si crei nuova disuguaglianza tra classi, basata sulla capacità o meno dell’uso del codice lingua. Il richiamo è alla razionalità, perché “se come si dice oggi, Socrate sta male, anche Comenio soffre, anche Kant, anche noi”.
Fuori compare un debole ed effimero sole, ma nell’arca si parla di tempesta globale da parte di Raffaele Simone, anzi di “tempestas” come silenzioso uragano che ha stravolto i nostri modelli culturali e cognitivi, tsunami mentale che in tre tappe ha condotto alla carnevalizzazione del mondo, alla perversa e pretesa corrispondenza del divertimento con la formazione, alla libertà come sfibramento della convivenza, alla cultura dello scherno. Josè Ortega y Gasset nel 1920 (“La ribellione delle masse”) e Toqueville nel 1846 avevano già previsto (e vale la pena rileggerli) questo passaggio. Ciechi noi a non averlo percepito per tempo, a voler insegnare senza consapevolezza dello scenario.
La relazione di Simone è elettrizzante, ma pessimista; a salvarci accorre un meraviglioso novantenne, Jerome Bruner, che esordisce con la frase solenne “nothing in the world is more worthy than educating young people” (niente al mondo ha più valore che educare i giovani) e poi nel ritmo alternato di presa diretta e traduzione ci parla di tanti piccoli esempi concreti di esperienze educative: del metodo delle domande, del significato che non si trova ma si fa, e ci racconta per esteso il “compagno segreto” di Conrad, come modello di incantamento della narrazione, ma anche di indagine conoscitiva. Infine dice che è essenziale “essere gentili”. Poi torna, a sprazzi violenti, la pioggia: pioggia sul pomeriggio, occupato da seminari su vari ambiti, ed acquazzoni la domenica mattina, dedicata al versante politico, con l’intervista filmata a diversi referenti di partito (e tutti assicurano il loro interessamento irrinunciabile alla scuola, fulcro dell’essere cittadini); poi la tavola rotonda con assessori, deputate,(Alba Sasso) senatrici, (Albertina Soliani) e Beniamino Brocca che dal suo essere nella maggioranza di governo sembrava aver fatto suo l’assunto di Brecht “dato che tutti gli altri posti erano già occupati, ci siamo seduti dalla parte del torto”. L’ascolto del politichese mette un po’ di malinconia; rende più viva la percezione di quel che ci attende, là fuori, scesi dall’arca, e nonostante le parole rassicuranti, non vedendo tornare colombe col ramoscello d’ulivo, si vorrebbe quasi quasi caricare sull’arca tutti i nostri studenti, e navigare lontano, in attesa di terre migliori. Così, chiudo queste tre ricche giornate con la chiusa di Queneau “uno strato di fango ricopriva ancora la terra, ma qua e là piccoli fiori blu stavano già sbocciando”.
Abstract, interventi sono rintracciabili all'indirizzo http://www.cidi.it/convegni_nazionali/Roma.php come anche l’appello per la cultura che è stato firmato da più di tremila persone.
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