Voci del verbo insegnare

Da Gerusalemme ad Anna Karenina (un diario che continua)

Rita Chiappini

(febbraio 2007)

"Carissime Voci, vi mando la consueta pagina di diario. Alcuni riferimenti possono sembrare misteriosi, se volete nelle due righette di premessa potete dire che la collega ha seguito un seminario allo Yad Washem a Gerusalemme. Niente di più, spiegare troppo toglie lo smalto…"
(la settima puntata del diario on line di Rita Chiappini, un bel modo di "spiegare" la scuola senza perdere lo smalto).


5 gennaio 2007 – Gerusalemme
I ragazzi del Taglit mangiano cantando: vengono dal Michigan, sono grossi, pallidi, ingombranti; la piccola israeliana che li accompagna fa la fila al self-service con il fucile a tracolla.
Il menù è un riassunto della diaspora: canederli e mussakà.
I due ragazzi vicino a me potrebbero essere delle nostre quinte, capelli a mezza schiena e fascia uno, capelli ricci corti e convenzionali l’altro... i fucili sono poggiati sotto il tavolo.
Risistemo gli appunti delle lezioni scaldandomi al sole.

9 gennaio 2007
Lo Shabbat è cominciato al tramonto, girello nei vicoli della città vecchia semideserta; compro un quaderno con la copertina di plastica in un vicolo del quartiere arabo, un braccialettino di stoffa con una stellina da una vecchia al muro del pianto; un ragazza giovanissima prega dondolandosi, potrebbe essere una delle mie di seconda.
Nei vicoli del quartiere armeno i muri sono coperti da poster sul genocidio: la mappa delle stragi, la conta dei morti, strati di fogli incollati su altri strappati, per non dimenticare.

12 gennaio 2007
Rientro a scuola stanca da tremare, ragazzi che mi aspettano in fibrillazione: “com’è andata? Ci racconta?” Risatine ed occhiate verso destra; guardo Tzao, ha la testa rasata come una scacchiera, io faccio una faccia, lui ride.
“Sembra un pallone da calcio, prof”, già, quale scacchiera!

23 gennaio 2007
Verifica di italiano, Deborah si avvicina “prof, ma cosa vuol dire inguaribile?”; eccola lì, nascosta in una piega del linguaggio standard, l’incompetenza linguistica: leggi Omero, Calvino, Goldoni, Shakespeare, lavori con il quotidiano in classe, vedi il lessico arricchirsi, la sintassi farsi più complessa, e poi scopri, in un brusco risveglio, che mancano termini insospettabili, che non avrebbero mai attirato la tua attenzione professionale.
Mi torna in mente Maria, prima media di un delizioso paese dell’entroterra: durante una esercitazione di lingua sgranò gli occhi e mi chiese “ma cos’è un negozio?”; l’aveva sempre sentito chiamare bottega.

29 gennaio 2007
Mail di ex (sì, sì, lo so che non bisogna crogiolarsi, che bisogna guardare avanti, stare nella trincea quotidiana ecc., ma a volte non resisto): secondo anno di architettura, overdose da Autocad, sente che Anna Karenina la chiama dallo scaffale, decide di riprovarci per la terza volta e, alla fine, il libro la prende e la trascina via.
…e vuole farmelo sapere.

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