Voci del verbo insegnare

Creare è come sbagliare?

Un convegno della provincia (e qualche leggera filastrocca)

Voci

(novembre 2004)

Un convegno della Provincia di Bologna - il tradizionale appuntamento annuale della "Comunità che apprende", un'occasione di incontro e di confronto.
Le Voci sono andate e commentano, con qualche domanda…
 


Creandosimpara? Ma non era "sbagliando s’impara"? Con questa confusione in testa - creare sinonimo di sbagliare? - ho percorso via Castiglione il 22 novembre, in una giornata fredda ma tersa, verso l’aula magna di santa Lucia, per il convegno che aggiungeva in sottotitolo "Creatività e linguaggi per l'apprendimento" organizzato dalla Provincia di Bologna. Eppure qualcosa non quadrava; creare o sbagliare… questo è il problema. Errare forse, e con questo unire le cose a rovescio col vagabondaggio della fantasia…
Mi sono seduta. Tra i primi relatori, Duccio Demetrio mi ha consolato con le sue etimologie impossibili della parola desiderio - sì, sempre di stelle, "sidera", si tratta, ma è la preposizione che assume altri significati, altre movenze: da una provenienza, a un argomento, a un abbandono dei luoghi eterei e freddi, a un vagabondaggio appunto in mezzo agli astri…
Sì, Demetrio è un grande, e il suo diuturno invito a fare della propria vita un'autobiografia, a viverla raccontandola per poterla meglio comprendere è da abbracciare sempre, e soprattutto nel mestiere dell’insegnante, così esposto all’imprevisto, al rischio, alle carte che cambiano significato e diventa essenziale attingere al proprio passato per dare senso al presente. Ma a parte Demetrio, il convegno stenta, non decolla; l’elenco dimostrativo di attività "creative" non si snoda con l’attesa vivacità. Forse ne è colpevole la non corrispondenza della forma (il luogo) col contenuto: luogo da conferenze, da solennità, Santa Lucia, cui bisognerebbe opporre un vero "phisique du rôle" per non farsene ingoiare.
Forse un teatro più piccolo, un luogo più alternativo avrebbero annullato il senso di frattura tra il pubblico e i relatori. Certo, lampi creativi ce ne sono stati: i video degli allievi; Silvia Spadoni che parla con la giusta passione nella voce delle visite all’atelier di pittori alla ricerca del Corpo dell’arte; Dano Turrini che usando il cinema per fare didattica della storia alla Ssis (creatività, vi prego, sulla Ssis!) regala in un particolare (le riprese da sinistra a destra che danno il senso dell’avanzamento, e per gli eserciti, della vittoria…), una curiosità da incartare e portarsi via per verificarla al prossimo film. E poi la frotta di ragazzi di due licei cittadini in dieci minuti di un loro spettacolo, pieni di animosità e voglia di aderire ai personaggi, di essere, nei personaggi, se stessi. Voglia di fare. Ma si avvertiva per il resto lo stacco, la separazione, come se si assistesse alla sfilata di attività ri-creative, in quanto creative, mentre la scuola è altrove. Forse è così, forse ci aggiriamo oggi più che mai in quel deserto secco che evocava Fabrizio Frasnedi all’inizio, queste attività sono miraggi, sono fate morgane e un insegnante "normale" rischia di dire "sì, bello" e poi ricavarne un senso di fallimento, di frustrazione. E la leggerezza intanto se ne era andata da un’altra parte, forse appesa a un alambicco (perché non si parla mai della creatività dei laboratori di scienze, di chimica…? chiosava una voce nella poltroncina di fianco), oppure dondolante tra i versi di Guido Cavalcanti letti in una classe… (Armellini docet!), lezione curricolare, certo, ma la chiaritate che trema nel celebre sonetto è emozione sempre, è stupore dei ragazzi prima e discussione poi… creando s’impara. Allora, non è l’insegnare in sé che è creativo? Non è l’insegnare che cancella il deserto della barbarie e trasforma lo sterile paesaggio in giardino? Creandosimpara-imparandosinsegna-insegnandosicrea…sui gradini del sagrato di santa Lucia, nella luce della sera, mi ripetevo filastrocche…    

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