Nadia Fusini, Melchiori. Lettere da Londra, in "la Repubblica", 21 febbraio 2004
(in occasione della ristampa del volume di Giorgio Melchiori, I funamboli, Edizioni di storia e letteratura, s. d.).
Nei suoi articoli di critica letteraria, l'anglista Nadia Fusini ama occuparsi di maestri, e di insegnamento. Le Voci hanno già segnalato la sua recensione di "Lessons of Masters" (in questa sezione, a seguire); e di un'altra recensione riportano ora questa citazione - una piccola provocazione, forse da non prendere alla lettera, su cosa significhi essere maestri:
"Melchiori, dicevo, è stato allievo di Praz. Il quale, anche lui, è stato un "Maestro". Non perché sapesse insegnare. Non so neppure quanto interessi a un "Maestro" insegnare, e comunque sto parlando di "maestri" - Praz, Melchiori - che non hanno coltivato allievi, né fondato scuole, né preteso adesioni ideologiche al loro credo. Il "Maestro" che vedo in entrambi è un uomo solo, unico, dispari. Che sta in posizione di assoluta distanza e superiorità rispetto a chi lo ascolta. Parla, scrive, conversa, ma non ha di fronte, in un certo senso, nessuno, se non il proprio oggetto. E non segue che il suo proprio estro".
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