Voci del verbo insegnare

Cosa significa essere maestri

m. i.

(marzo 2004)

Nadia Fusini, Melchiori. Lettere da Londra, in "la Repubblica", 21 febbraio 2004
(in occasione della ristampa del volume di Giorgio Melchiori, I funamboli, Edizioni di storia e letteratura, s. d.).


Nei suoi articoli di critica letteraria, l'anglista Nadia Fusini ama occuparsi di maestri, e di insegnamento. Le Voci hanno già segnalato la sua recensione di "Lessons of Masters" (in questa sezione, a seguire); e di un'altra recensione riportano ora questa citazione - una piccola provocazione, forse da non prendere alla lettera, su cosa significhi essere maestri:

"Melchiori, dicevo, è stato allievo di Praz. Il quale, anche lui, è stato un "Maestro". Non perché sapesse insegnare. Non so neppure quanto interessi a un "Maestro" insegnare, e comunque sto parlando di "maestri" - Praz, Melchiori - che non hanno coltivato allievi, né fondato scuole, né preteso adesioni ideologiche al loro credo. Il "Maestro" che vedo in entrambi è un uomo solo, unico, dispari. Che sta in posizione di assoluta distanza e superiorità rispetto a chi lo ascolta. Parla, scrive, conversa, ma non ha di fronte, in un certo senso, nessuno, se non il proprio oggetto. E non segue che il suo proprio estro".

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