domenica 19 novembre 2017

Nuove povertà

Responsabile scientifico: Matilde Callari Galli, Università di Bologna

 

Gruppo di lavoro: Gianluigi Bovini, Matilde Callari Galli, Alessandro Caspoli, Gabriella Cioni, Davide Conte, Maria Grazia Contini, Francesca Crivellaro, Marco Gaiba, Giovanna Guerzoni, Danielle Londei, Giuseppe Scandurra, Siriana Suprani, Leonardo Tancredi.

 

Molte ambiguità si addensano sul termine povertà: difficile volerle chiarire tutte ma è necessario comunque inserire una serie di distinzioni che ne delimitino i confini e chiariscano subito la natura multifattoriale del fenomeno. In base ad una definizione generale e a lungo indiscussa la povertà consiste nell’impossibilità di soddisfare i bisogni fondamentali e primari: la povertà “assoluta” è un fenomeno che ancora, per la sua diffusione, ha una sua drammatica pregnanza e presenza ma va distinta dalla povertà “relativa”, calcolata su una soglia convenzionaleche individua il valore di spesa dei consumi al di sotto dei quali una famiglia viene definita povera. Un’altra identificazione che va chiarita è quella tra povertà e reddito: il rapporto è senza dubbio stretto ma esso non esaurisce la definizione che deve includere invece altri fattori rimandando ad un significato ben più ampio, non evidente e spesso messo in ombra e che invece è di grande importanza per individuare fattori scatenanti e possibili percorsi per politiche di inclusione innovative. Molti sono gli autori che ci richiedono di abbandonare i parametri strettamente economici per focalizzare la nostra attenzione sui fattori di disuguaglianza sociale, mettendo in primo piano la persona umana, i suoi bisogni materiali e immateriali, l’ambiente in cui vive e in cui si muove. Secondo Amartya Sen essere poveri non vuol dire solo non avere denaro ma anche, se non soprattutto, non essere in grado di realizzare le funzioni fondamentali della vita umana: esse senza dubbio comprendono nutrirsi, vestirsi, avere un riparo, vivere sani ma anche avere una speranza di vita alta,istruirsi, avere sicurezza nel lavoro, partecipare alla vita sociale e politica, vivere nel rispetto del diritti umani.Un approccio multidimensionale alla povertà sembra più adeguato sia per individuare le nuove articolazioni delle differenze che le forme di privazioni non immediatamente e direttamente riportabili al possesso e all’uso di beni materiali.

Per le nuove articolazioni delle differenze, la povertà minaccia oggi anche gruppi nazionali e gruppi sociali considerati nel passato addirittura privilegiati. È l’insorgere di questo fenomeno dai caratteri e dalle dinamiche poche esplorate che giustifica l’attribuzione di “nuovo” ad un fenomeno in realtà assai antico. Così la definizione“nuove povertà” può essere giustificata a due livelli: il primo riguarda i mutamentiche sono intervenuti nel modello di interazione sociale della contemporaneità: un modello che esalta l’individualismo proprietario, il successo personale e che fa perdere valore alla coesione sociale e finanche familiare. Il secondo livello rimanda invece ai nuovi soggetti che oggi appaiono sulla scena della povertà e che appartengono a gruppi socialiche negli ultimi anni sembravano al riparo della minaccia della povertà e che solo recentemente, per svariate cause, vivono in questa situazione: uomini o donne che hanno dovuto affrontare improvvisamente la disoccupazione, una separazione legale che ha fatto loro perdere l’abitazione ele cure familiari diminuendo di molto lalorodisponibilità finanziaria, donne rimaste sole con una prole numerosain età infantile o adolescenziale, anziani con basso reddito a cuiè venuta meno la rete familiare e amicale, famiglie con prole numerosa,lavoratori, italiani o immigrati che da lungo tempo vivono una situazione di lavoro precario o occupazioni continuative con basso reddito; studenti universitari che hanno perso il sostegno familiare e/o il lavoroe perdono la continuità nei loro corsi di studi, il 10% dei giovani dai 15 ai 18 anni che secondo i dati ISTAT non lavora e non studia.

A queste “nuovi”poveri si aggiungono e spesso con loro si mescolano quelli da tempo presenti tra noi:i “senza fissa dimora”, gli immigrati privi di permesso di soggiorno o di residenza,gli ex carcerati che non riesconoa reinserirsi nella vita lavorativa, i tossicodipendenti, gli alcoolisti. Su questi temi abbiamo costituito presso la Fondazione Gramsci un laboratorio sugli andamenti che il fenomeno assume nella nostra regione, e in particolare nel territorio della città di Bologna, chiamando a farne parte esperti che sinora lo hanno incrociato e affrontato da punti di vista disciplinari diversi e usando metodologie di analisi diverse. L’obiettivo che ci proponiamo è duplice: da un lato approfondire la riflessione sul fenomeno “povertà” cercando di coniugare “saperi” , linguaggi, metodologie sinora per lo più disgiunti, dall’altro promuovere la consapevolezza sui diversi ambiti problematici di altri esperti e del più vasto pubblico cittadino. Del Laboratorio fanno parte studiosi dalle competenze disciplinaridiverse: quelle proprie delle scienze sociali, dall’antropologia alla sociologia, dall’etnografia alla demografia, dall’economia alla pedagogia ma anche dell’urbanistica, della critica d’arte e del linguaggio, della letteratura e della storia sociale.Nei prossimi mesi mentre proseguiranno con una cadenza bimensile i seminari interni al gruppo di lavoro e che si prefiggono il confronto disciplinare e metodologico e la formazione di un linguaggio condiviso sui diversi temi che vanno mano a mano emergendo, il Laboratorio intende organizzare alcune iniziative pubbliche che suscitino l’attenzione e il dibattito su alcuni temi che appaiono di particolare interesse per le politiche da intraprendere nei confronti delle “nuove povertà”.

-Una tavola rotonda che esponga dati di carattere quantitativo e di carattere qualitativi raccolti sugli andamenti che le “nuove povertà” stanno avendo a Bologna

-Un confronto tra esperti del nostro paese e di altri paesi europei chiamati a riflettere su un sussidio riconosciuto come diritto soggettivo in alcune nazioni europee e assente nel nostro: il reddito minimo di cittadinanza.

Tra le nostre attività prevediamo anche la costituzione di un sito che dia conto delle iniziative del Laboratorio.

Vorremmo anche riuscire ad aprire il nostro Laboratorio a competenze in grado di divulgare le nuove modalità che il fenomeno della povertà va assumendo nella contemporaneità. La rappresentazione della povertà è indispensabile per ogni progetto che intenda procedere ad una riorganizzazione sociale ed economica necessaria per contrastarla efficacemente e per rispondere alla grave crisi che il nostro sistema è chiamato a fronteggiare. È sulla conoscenza diffusa dei suoi meccanismi e delle sue dinamiche che si può chiedere un impegno collettivo per renderla meno drammatica, è illustrando quali gruppi sociale e/o generazionali e/o sessuali sono più esposti alle sue pericolose trappole, che si può sperare di fondare attività e pratiche utili per contrastarla e si può credere che si possa suscitare stati d’animo che sappiano opporsi alle sue derive.

Ci piace immaginare che in questo sforzo siano chiamate a collaborare le competenze più varie: quelle proprie dell’analisi sociale ma anche quelle proprie di artisti, scrittori e creatori di eventi estetici, di rappresentazioni teatrali, di esperti in documentazioni fotografiche, in produzioni video e cinematografiche.