Primo Levi
In occasione del giorno della memoria 2011, Marco Paolini ha tenuto un monologo, AUSMERZEN, sulla soppressione pianificata dei deboli, degli handicappati, nella Germania nazista. Al termine, ha voluto leggere una pagina da Levi: per rammentarci come la memoria dei deboli è appesa alla nostra testimonianza.
Primo Levi, La tregua, Einaudi 1989, p. 167
Hurbinek era un nulla, un figlio della morte, un figlio di Auschwitz. Dimostrava tre anni circa, nessuno sapeva niente di lui, non sapeva parlare e non aveva nome:
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Giovanni Raboni
(da una suggestione di Guido Monte)
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CANZONE DEL DANNO E DELLA BEFFA
di Giovanni Raboni
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Andrea Zanzotto
Natale, bambino o ragnetto o pennino
che fa radure limpide dovunque
e scompare e scomparendo appare
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Erri De Luca
Erri De Luca, Il giorno prima della felicità, Feltrinelli 2009
Mi piaceva la scuola. Il maestro parlava ai bambini. Venivo dallo stanzino dove nessuno parlava a me, e lì c’era uno da stare a sentire. Imparavo tutto quello che diceva. Era una cosa bellissima un uomo che spiegava ai bambini i numeri, gli anni della storia, i posti della geografia.
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Katherine Mansfield
“La casa delle bambole”, pubblicato nel 1923, è un racconto di esclusione sociale, simboleggiata da un giocattolo che riproduce una vera casa, che si apre a cerniera rivelando le stanze interne, curate in ogni minuscolo dettaglio. Viene regalata alle sorelle Burnell , autorizzate a mostrala a due compagne di scuola a turno, perché possano godere anche loro di quella meraviglia. Tutte, tranne le piccole Kelvey, le figlie della lavandaia. Nella scuola, la barriera, che lascia ” fuori del cerchio” le Kelvey, sembra quasi rafforzarsi, diventare invalicabile.
K. Mansfield, La casa delle bambole, in id. Racconti, Milano, Rizzoli,1996, trad. di A. Guiducci, pp. 488-489
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