Voci del verbo insegnare

Cappuccetto Rosso

m. i.

(aprile 2006)

Joël Pommerat, Cappuccetto Rosso, Emmebi Edizioni, Firenze 2006, traduzione di Federica Jacobelli, € 8,50, pp. 96 (Il cigno nero – collana di teatro per ragazzi).


Nel luglio 2006 sarà messo in scena al festival di Avignone, reduce da altre rappresentazioni, questa drammatizzazione della fiaba famosa di Perrault, con interpolazione successiva dei fratelli Grimm, “Le petit chaperon rouge”, prima opera per ragazzi che lo scrittore e regista teatrale francese Joël Pommerat ha confezionato, dedicandola alla figlia Agathe.
Il testo viene pubblicato in una collana, Il Cigno Nero, che si rivolge esplicitamente al mondo degli educatori; è infatti corredato da indicazioni di drammaturgia, un “laboratorio di parola e di scrittura” e un “quaderno di teatro”. Nella collana da poco inaugurata, e presentata alla fiera del libro di Bologna, figurano altre “fiabe che diventano teatro”. Nella presentazione Guido Davico Bonino, docente di storia del teatro, raccomanda ai giovani “il fortissimo potere d’attrazione della parola scritta e poi reinterpretata dall’attore”.
Che cosa può dare una fiaba al teatro? Moltissimo, se nel trasporto-traduzione c’è la possibilità di reinventarla, di mescolarla alla vita. Scrive Federica Jacobelli che ne è la traduttrice:
“il termine Cappuccetto rosso c’è solo nel titolo. Dentro, nel testo, c’è una bambina di oggi (e di sempre) che nel tempo di una lunga giornata diventa più grande perché impara ad avventurarsi nell’ignoto, ad affrontare la paura.”
E facciamoci prendere un poco da questa grande doppia magia: fiaba e teatro insieme.
(…)
Lungo la via
La bambina sentiva i suoi passi risuonare sulla strada.

E vedeva la casa della sua mamma
E la sua mamma in lontananza
Diventare via via sempre più piccole.

Lei era tutta sola per la strada adesso
E sentiva risuonare i suoi passi.

Non c’era che la sua ombra al suo fianco
La sua ombra
In compagnia della quale lei riusciva per un poco ancora a sentirsi al sicuro.
Un’ombra molto bella che per fortuna assomigliava un po’ alla sua mamma.
(…)

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