Voci del verbo insegnare

C – 953

Voci

(giugno 2008)

Immagino che qualcuno penserà che C-953 sia la denominazione di chi sa quale sostanza creata da un chimico geniale, invece si tratta del numero della proposta di legge presentata dall’onorevole Aprea alla camera dal titolo: Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti.
Proposta ambiziosa, tesa ad un trasformazione radicale del governo delle istituzioni scolastiche. Si tratta di sradicare quegli elementi “che si fondano sulla iper-regolazione dello Stato, sul formalismo e sul controllo delle procedure piuttosto che dei risultati, su un’anacronistica concezione autarchica dell’organizzazione, su una concezione burocratica del ruolo dei docenti che non ne valorizza pienamente l’autonomia e la responsabilità professionali.”
La dichiarazione di intenti allarga il cuore, ma si sa che gli intenti sono sempre nobili e risolutivi.
È prevedibile che questa proposta avrà, se l’avrà, pare piuttosto un po’ di rumore per nulla, una lunga gestazione parlamentare, perché la scuola non sembra essere una priorità per questo governo. Tuttavia, vale la pena segnalarne alcuni punti, tanto per capire il modello ispiratore.

Decentralizzazione
Il progetto stabilisce il trasferimento della gestione delle istituzioni scolastiche e formative e dei fondi necessari alle Regioni. Di per sé non si può considerare questa soluzione come negativa. Vi è da domandarsi, però, se nella situazione italiana, che presenta aree alquanto disomogenee per risultati dell’istruzione e dotazioni, i fondi saranno rispondenti alle esigenze e le regioni saranno “virtuose”.

Notevole perplessità sulla disposizione che fissa, in nome della libera scelta delle famiglie, le modalità di distribuzione dei finanziamenti alle scuole “sulla base del criterio principale della
«quota capitaria», individuata in base al numero effettivo degli alunni iscritti a ogni istituzione scolastica.” 
Si dimentica che vi sono scuole disertate, diciamo così, da famiglie accorte in favore di quelle “bene” dove minori sono le presenze considerate ingombranti. Alle prime, che dovrebbero ottenere maggiori finanziamenti, ne andranno, invece, in misura inferiore rispetto alle seconde.
Forse è anche un modo per incentivare la concorrenza fra scuole. Per ora, per quello che si è potuto vedere, la concorrenza ha prodotto un proliferare di attività extracurricolari, più utili per farsi pubblicità che per migliorare la qualità della formazione.

Governo delle istituzioni scolastiche
Sparisce il Consiglio d’istituto sostituito dal Consiglio d’amministrazione, composto dal dirigente scolastico da rappresentanti degli insegnanti, dei genitori e, negli istituti di istruzione secondaria di secondo grado, degli studenti, e, ecco il cambiamento, dai “rappresentanti dell’ente tenuto per legge alla fornitura dei locali della scuola ed esperti esterni scelti in ambito educativo, tecnico o gestionale”.

Compare il Nucleo di valutazione del funzionamento dell’istituto, composto da docenti esperti interni e da non più di due membri esterni, per valutare efficienza, efficacia e le qualità complessive del servizio scolastico.

Si ripropone, era gia stata prevista dal precedente governo, la possibilità per le scuole di trasformarsi in fondazioni: “Ogni istituzione scolastica può… costituirsi in fondazione, con la possibilità di avere partner che ne sostengano l’attività, che partecipino ai suoi organi di governo e che contribuiscano a raggiungere gli obiettivi strategici indicati nel piano dell’offerta formativa e a innalzare gli standard di competenza dei singoli studenti e di qualità complessiva dell’istituzione scolastica.” “I partner …possono essere enti pubblici e privati, altre
fondazioni, associazioni di genitori o di cittadini, organizzazioni non profit.”
Si tratta, a ben vedere, di una progressiva privatizzazione della scuola.
I partner, e non può essere diversamente, saranno cercati  in base ai finanziamenti che saranno in grado di garantire.  Attirare finanziatori, però, non dipende spesso dalle capacità di dirigenti e docenti, ma da  opportunità legate al territorio o al tipo di scuola.
Un dubbio legittimo: ci ritroveremo con scuole classificate in A ed altre, le ultime, senza partenr disponibili , in C3 con scarsissimi fondi a disposizione?
Forse, e non è solo una battuta di spirito, sarà concesso alle scuole di lanciare appelli perché venga loro devoluto il cinque per mille!

Nuovo stato giuridico degli insegnanti
Viene prevista un’articolazione della carriera dei docenti, con retribuzioni differenziate, in tre livelli: docente iniziale, ordinario ed esperto. Dal livello iniziale a quello ordinario si passa per selezioni per soli titoli, mentre si diventa docente esperto mediante formazione e concorso effettuato a livello di reti di scuole.

I docenti iniziali e quelli ordinari sono soggetti ad una valutazione periodica che viene prevista e regolamentata dal comma 4 dell’articolo 17. Non posso esimermi dal riportare la descrizione della funzione di questo organismo di valutazione così definito: “un organo di valutazione professionale
(standard, prestigio, immagine, promozione eccetera), che sia la garanzia « dinamica » dello sviluppo della professione e che sappia escludere con i mezzi e con le tutele opportuni coloro che non possono essere definiti insegnanti.”
Non chiedete un commento, quando quasi tutti i termini presenti dovrebbero essere corredati da un punto esclamativo ed interrogativo.
Un’unica osservazione: la commissione di valutazione è composta dal dirigente scolastico, tre docenti esperti e da un membro esterno e tale composizione, quasi totalmente interna, può dar luogo a logiche ricattatorie che prescindono totalmente dalla qualità professionale dei docenti.

Compare una nuova figura professionale, il vicedirigente, lo possono diventare i docenti esperti superando un concorso per titoli ed esami, quindi, non viene nominato per scelta del dirigente o del Collegio dei docenti.
Credo che questo creerà diversi problemi di coesistenza all’interno delle istituzioni scolastiche.

Formazione iniziale
Questa diventa una vera e propria maratona ad ostacoli.
Si comincia con la frequenza universitaria, laurea magistrale o i corsi accademici di secondo livello.
Conseguita l’abilitazione, sulla base dei posti disponibili, si svolge un anno di applicazione presso una scuola, attraverso un apposito contratto di inserimento formativo al lavoro.
Se si ottiene la valutazione positiva dell’anno di applicazione, si può partecipare al concorso per diventare docente iniziale.
E qui abbiamo una vera e propria perla, che strappa finalmente una risata: i concorsi verranno banditi ogni triennio dalle singole istituzioni scolastiche!
Una conclusione poco seria: ma perché mai uno dovrebbe decidere di intraprendere la carriera docente? Forse sarebbe meglio, ad esempio, prefiggersi di diventare ingegnere nucleare.

NOTA
Per chi volesse leggere la proposta di legge integrale, la può reperire al seguente indirizzo:
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=16PDL0001960

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