Aldo Grasso, Buona Maestra. Perché i telefilm sono diventati più importanti dei libri e del cinema, Milano, Mondadori, 2007, pp. 308, € 15, 50.
Un titolo che ribalta quello di un libro di Karl R. Popper, “Cattiva maestra televisione”, con intento polemico non tanto verso Sir Karl, o, almeno non solo, ma, piuttosto nei confronti di tutte le Cassandre.
“Destino vuole che la cattiva tv, la nostra quotidiana cattiva tv, generi un’orda sterminata di cattivi discorsi sulla tv: come sempre, la moneta falsa scaccia quella vera per convincerci della inevitabilità del trash” (p. 5)
Il sottotitolo del libro dichiara già, apertamente, la tesi che l’autore intende sostenere: “il telefilm è il genere che meglio d’altri rappresenta le molteplici spinte, contrastanti e spesso irrazionali, dei nostri giorni.” (p. 6)
Oppure, ed è una vera e propria dichiarazione d’amore, “Il telefilm è arte… ma non lo dà a vedere, questa la sua sublime raffinatezza. Il telefilm nasconde, finge distrazione, si maschera dietro l’apparente facilità della scrittura industriale, non innalza mai cartelli del tipo: ‹‹Attenzione! Capolavoro in corso››, fugge ogni pretesa di mostrarsi in vesti eminentemente artistiche…” (p. 239)
Aldo Grasso ci guida in un viaggio avventuroso, dalle prime serie televisive fino a quelle odierne, ce le racconta, ce le svela, ci permette di guardare in profondità, e lo fa in modo brillante, avvincente, raffinato.
Per deformazione professionale, ho subito pensato: “È una miniera di spunti di lavoro con le classi!”
Subito dopo, ho sperato che ritornasse, in una nuova serie, “House Medical Division”, avrei mille ragioni in più per esserne affascinata: lo slittamento di genere, dal filone ospedaliero a quello poliziesco, il valore dell’intuizione umana, le penetranti tecniche di abduzione ed altro ancora.
Fondazione Istituto Gramsci Emilia-Romagna | via Galliera 26 - 40121 Bologna | T 051 231377-227971-223102 | F 051 228235 | segreteria@iger.org | CF 91272570374 | credits | accessibilità
