Voci del verbo insegnare

Bere caffè da un'altra parte

a. j.

(dicembre 2006)

ZZ Packer, Bere caffè da un’altra parte, trad. di E. Monti, Milano, Isbn Edizioni, 2006, pp. 317, € 15.


ZZ Packer – ZZ sta per Zuwena – è afroamericana e racconta l’America attraverso otto storie che hanno tutte come protagonista una donna di colore. Variano le età e le situazioni sociali, ma tutte le vicende sono contrassegnate da un profondo senso di emarginazione che si esprime in maniera diversa a seconda della casualità dei destini individuali. Vite problematiche, raccontate nel momento in cui entrano in crisi, ma senza che la disperazione prevalga. Vi è sempre un qualcosa, spesso solo un riflesso intravisto, che consente di resistere, di sperare, di trovare una forma di consolazione.
Le finzioni messe in atto da Dina, la protagonista del racconto che dà il titolo all’intera raccolta: “Mi avevano dato del latte per calmarmi la nausea; io avevo finto che fosse caffè. Mi ero immaginata di bermi un caffè da un’altra parte.” (p. 173) Oppure il sogno di un futuro in cui “avevi sempre la possibilità di riprendere la spesa prima che cadesse e le tue parole potevano sempre essere riavvolte e cancellate, riscritte e riviste.” (176).
La scoperta, da parte di un gruppo di bambine scout nere, che le coetanee bianche, individuate come nemiche da combattere, sono sì bianche, ma ritardate e, quindi, più penalizzate di loro.
Il momento vissuto da Doris nel finale dell’ultimo racconto: “Sapeva di doversi sbrigare, ma non poteva. Dovette fermarsi a guardare. Il cielo era appena diventato della sua tonalità preferita, un blu appena luminoso, lo stesso blu che entra dalla finestra quando non riesci a riaddormentarti ma nemmeno a svegliarti del tutto.” (p. 310)

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